Isola di Comino
Isola di Gozo
Isola di Malta

Comino (Kemmuna), la terza isola dell'arcipelago, sorge quasi al centro dello stretto braccio (8km) di mare, chiamato localmente ll Fliegu, che separa Malta da Gozo. È un arido isolotto in calcare coralligeno lungo 1700m e largo 1400 per una superficie che raggiunge appena, con l'attiguo scoglio disabitato di Cominotto (Kemmunett), i 2,6kmq. È attualmente abitato da una popolazione agricola di una ventina di persone, cui s'aggiungono d'estate gli ospiti dell'Hotel Comino e dell'attiguo Club nautico. Il nome deriva dall'omonima spezia aromatica che un tempo vi veniva diffusamente coltivata.
Alla scoperta di Comino
Rocciosa e selvaggia, con un'agricoltura strappata a forza di volontà e protetta dai pochi abitanti con muretti a secco e ripari di canne (venti e salsedine), già conosciuta dai greci come Hephaestia e abitata fino al secolo scorso da alcune centinaia di persone, era un tempo la base ideale per i pirati che volevano sorprendere le navi di collegamento fra Malta e Gozo. Nel 1618 il gran maestro Alof de Wignacourt vi fece costruire una torre progettata da Vittorio Cassar, che si può ancora ammirare nella sua austera semplicità, per difenderla dai corsari e proteggere anche le sue battute di caccia alla lepre. Nella stupenda e raccolta baia di Santa Maria sorge una cappella dedicata all'Assunzione costruita nel 1716 (dopo che la precedente chiesetta era stata fatta demolire nel 1667). Qui si trova la stazione di polizia incaricata anche del servizio postale. Nel fondale della baia furono rinvenute due giare puniche oggi esposte al museo di Victoria.
Comino, con la vicina Cominotto raggiungibile facilmente con poche bracciate a nuoto, è un luogo ideale per il bagno per quanti desiderano sottrarsi alle convenzionalità delle tradizionali stazioni di vacanza; è un sereno rifugio fuori del tempo; un'avventura per gli appassionati di fotosub.
Tra Comino e Cominotto si distende, invitante, la famosissima laguna blu. Acqua d'un azzurro intenso che ai piedi di Cominotto, che emerge come piano inclinato dal mare per culminare a crinale dopo una cinquantina dimetri (i cavalieri, pesanti di armi e di gotta, si erano fatti scavare nella viva roccia una comoda scalinata ancora visibile per raggiungere la sommità), si fa prima verde e poi trasparente; fondale pulito anche se non particolarmente ricco di flora e fauna; grotte con cupole dalle bizzarre forme da cui il sole riversa arabeschi di luce; profumi di salvia, comino e rosmarino selvatici che trovano terra fra le rocce messe a nudo dai venti; di fronte la silhouette di Gozo, con sulla collina di destra le pale in movimento del mulino a vento di Qala, mantenuto in funzione dietro sovvenzioni governative, e sulla sinistra l'alta scogliera di Ta' Cenc, che l'immaginazione ricorda ancora sede di dolmen e di uno dei più prestigiosi complessi alberghieri dell'arcipelago; alle spalle la torre voluta dai cavalieri a guardia dello stretto e a protezione dai corsari.

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