Altre città al mondo hanno una precisa data di nascita, ma probabilmente nessuna ha anche una dettagliata e documentata gestazione con tanto di paternità ufficiale come La Valletta. Dopo una lunga ricerca di patria, l'Ordine giunge a Malta nel 1530 ed è subito alle prese, ossessionato dalla minaccia turca, con le fortificazioni della sua nuova sede. Nel 1541 invita a Malta l'ingegnere militare Antonio Ferramolino che consiglia l'edificazione di una fortezza all'estremità della penisola di Sceberras: l'Ordine non finanzia il progetto e si limita al miglioramento delle difese di Birgu, la capitale, e di Sant'Angelo. L'attacco turco del 1551 incalza i cavalieri a costruire sul capo a mare di Sceberras forte Sant'Elmo, che sarà ultimato nel 1552, da incorporare, secondo il progetto globale, nella nuova erigenda capitale. Nel 1558, appena eletto, il gran maestro de la Vallette chiama da Pescara il più illustre ingegnere militare dell'epoca, Bartolomeo Genga, che muore prima di dare l'avvio alla nuova città da lui progettata. Nel 1562 giunge un altro ingegnere militare, Baldassarre Lanci di Urbino. Il suo progetto ha l'appoggio di Pio IV e del concilio di Trento ma non se ne fa nulla e nel 1565 la penisola di Sceberras diventa la base turca per l'attacco a Birgu. Subito dopo la conclusione del Grande Assedio, papa Pio IV spedisce a Malta Francesco Laparelli, l'architetto militare di Cosimo de' Medici, che nello spazio di tre giorni stende il progetto della nuova città fortificata e il 28 marzo 1566 il gran maestro de la Vallette posa la prima pietra della città che ricorderà nei secoli il suo nome di riconosciuto o presunto paladino della cristianità. Laparelli viene affiancato dall'architetto di Filippo II Gabrio Serbelloni e dal maltese Girolamo Cassar, che infine lo sostituirà (1568), dando una sua precisa impronta ai principali monumenti. Alla costruzione della nuova città contribuì l'intera cristianità - Pio IV, Carlo IX di Francia, Filippo II di Spagna, Sebastiano del Portogallo - con un consistente impegno finanziario che andava ad aggiungersi ai proventi delle commanderie dei cavalieri e al ricavato di pesanti imposte straordinarie e di emissioni di monete simboliche. La penisola gibbosa, a schiena d'asino, venne subito attaccata da un esercito febbrile di 8000 uomini (maltesi, siciliani, schiavi importati) che si cimentò in un massacrante lavoro di livellamento che non venne però mai ultimato. La precedenza venne data ai lavori di fortificazione: fossati, mura, bastioni, cavalieri, ricostruzione di forte Sant'Elmo... de la Vallette morirà nel 1568 senza veder realizzato il suo sogno e quando nel 1571, l'anno di Lepanto, l'Ordine si trasferirà da Birgu alla nuova capitale gli edifici civili ultimati saranno ancora pochi. I lavori di sistemazione, completamento e abbellimento dureranno fino alla fine del XVIII secolo e faranno in definitiva della Valletta uno degli esempi più puri di arte barocca. E sarà proprio questa frenetica attività edificatoria, sostenuta dal gusto del bello e del raffinato, che toglierà Malta dal suo isolamento per immetterla nel grande circuito dell'arte europea, oltre che dare un consistente impulso all'economia delle isole e una ragione d'essere a un sistema di governo ormai superato dai tempi.
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