Capitale della Lituania, sotto molti aspetti ricorda Roma: per i sette colli
su cui sorge, per il fiume Neris che l’attraversa e per le numerose chiese
barocche… rispetto alle altre città baltiche Vilnius si mostra meno legata agli
affari che al suo antico ruolo di centro religioso.
Anche se abitata fin dal IV secolo, la città assume importanza nel XIV secolo
con il granduca Gediminas, quando viene cristianizzata: nel 1525 dalla
tipografia di Vilnius escono gli Atti degli Apostoli, primo libro a
stampa in russo, e nel 1569 giungono i Gesuiti per fondare la prima Università
dei Paesi Bassi. Il declino comincia nel XVII secolo con un’epidemia di peste e
un incendio. Dopo la Grande Guerra del Nord, Vilnius entra a far parte
dell’impero zarista e viene messa a ferro e fuoco da Napoleone in ritirata dalla
Russia. Capitale nel 1918 (anno d’indipendenza della Lituania), viene occupata
dai polacchi nel 1923 e riacquista il suo ruolo nel 1945. Al contrario di Riga e
Tallinn, in epoca sovietica Vilnius non subisce la massiccia immigrazione russa.