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Monumento tra i più rappresentativi del rinascimento lombardo, sorge nel comune di Certosa. Vi si arriva percorrendo per circa 8km la statale n.35 a nord di Pavia. La Certosa si trova nella parte settentrionale di quello che fu il parco visconteo, situato a nord del Castello di Pavia. L’intero parco misurava 22km quadrati ed era costituito dal Parco Vecchio, più vicino al Castello, e dal Parco Nuovo. Il Parco Vecchio occupava un’area di 14km quadrati ed era circondato da un muro perimetrale lungo 21km e alto 2,5 metri, con fondamenta di 1,5 metri. L'accesso era assicurato da nove porte con ponti levatoi, che si aprivano lungo il percorso del muro di cinta e collegavano i territori circostanti con varie località situate all’interno del parco. Quattro porte consentivano la comunicazione tra il Parco Vecchio e il Parco Nuovo, più a nord, oggi territorio delle località di San Genesio, Borgarello, Mirabello, Ponte Carate, Due Porte e Certosa, situata sul confine settentrionale del parco.
STORIA
Gian Galeazzo Visconti
, figlio di Galeazzo II, aveva ereditato dal padre il Castello di Pavia, fornito di una ricchissima biblioteca e di un parco che si estendeva per chilometri in direzione nord, verso Milano. Proprio all’estremità settentrionale del parco sarebbe sorto il grandioso monumento destinato a consacrare la potenza e la grandezza dei Visconti. Lo storico e biografo Bernardino Corio racconta che Caterina, seconda moglie di Gian Galeazzo, in attesa di un figlio fece un voto: se il parto e la gravidanza fossero andate a buon fine la duchessa avrebbe fatto erigere una chiesa ed un monastero dedicati alla Vergine delle Grazie. Fu il marito Gian Galeazzo a dare seguito al voto della moglie, felicemente sopravvissuta all’evento. (La scritta Gratiarum Carthusia si trova un po’ ovunque nel complesso monumentale). Del resto già nel 1394 Gian Galeazzo aveva espresso il desiderio di costruire un monastero per i certosini e nel 1396, dopo aver comunicato l’intenzione ai vescovi di Pavia, Novara, Feltre e Vicenza riuniti nel Castello di Pavia, diede inizio alla costruzione della Certosa. Il duca concesse grandi rendite ai certosini, che furono chiamati dalla Certosa di Siena a prendere possesso della fabbrica ed a sovrintendere i lavori della nuova opera. Il progetto del monastero fu affidato a Bernardo da Venezia, valente architetto che in quel periodo stava già dirigendo la costruzione della chiesa del Carmine in Pavia. Gian Galeazzo morì pochi anni dopo, i lavori rimasero fermi una decina d’anni e vennero ripresi dal figlio di Gian Galeazzo, Filippo Maria. Alla morte senza eredi di Filippo Maria nel 1447 il genero Francesco Sforza si occupò delle sorti del ducato e della Certosa. Nel 1452 l’architetto Giovanni Solari portò a compimento, dopo una serie di rimaneggiamenti del progetto originario, il monastero. Per opera di Galeazzo Maria, succeduto nel 1466 a Francesco Sforza, iniziarono i lavori di costruzione della chiesa. Ad affiancare Giovanni Antonio Amadeo, insigne artista, vennero chiamati i fratelli Antonio e Cristoforo Mantegazza. Nel 1479 il nuovo signore di Milano Ludovico il Moro proseguì l’opera dei suoi predecessori e il 3 maggio del 1497 la chiesa della Certosa, alla presenza di sessantamila persone, venne consacrata. Nel 1542 il papa Paolo III dichiarò chiusa la fabbrica della Certosa. Il monumento raggiunse il massimo del suo splendore verso la metà del Settecento. Dal 1968 il monastero è abitato dai monaci Cistercensi.
VISITA
Percorrendo il bellissimo viale alberato che parte dal centro abitato, si giunge ad un ampio piazzale dal quale, attraversando un vestibolo con affreschi del ‘500, si entra nel cortile del complesso monumentale. Sul lato destro del cortile sorge la Foresteria, edificio barocco del 1625 costruito su progetto di Francesco Maria Richini. In fondo al cortile si erge la splendida basilica della Certosa in stile gotico-rinascimentale. L’imponente facciata marmorea è ricca di ornamenti, medaglioni, statue e bassorilievi ai quali lavorarono dal 1473 al 1499 Antonio e Cristoforo Mantegazza e Giovanni Antonio Amadeo. Il basamento della parte inferiore della facciata è percorso da medaglioni che imitano le monete romane. Sul portale si trovano bellissimi rilievi di Benedetto Briosco, raffiguranti la storia della Vergine e della Certosa. Le quattro bifore della parte inferiore della facciata sono opera dell’Amadeo. La parte superiore, rimasta incompiuta, fu eretta nel ‘500 da Cristoforo Lombardo. L'interno della basilica si sviluppa su tre navate fiancheggiate da cappelle con volte a crociera. Nella navata di sinistra si segnalano la seconda cappella, con polittico raffigurante il Padre Eterno del Perugino (1499) e con i Dottori di Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone. Un'opera del 1490 dello stesso autore, raffigurante Sant’Ambrogio e i Santi, è custodita nella sesta cappella. Nella navata di destra, sopra la porta della settima cappella si trovano due affreschi del Bergognone. Nella quinta cappella è possibile ammirare una Tavola con San Siro (primo vescovo di Pavia) e i Santi, sempre del Bergognone, al quale bisogna far risalire anche l'opera Evangelisti, situata nella seconda cappella insieme a un Polittico di Macrino d’Alba (1496). Si accede al transetto passando attraverso una grande cancellata di ferro battuto e bronzo del 1660, opera di Pietro Ripa e Antonio Scagno. Affreschi del Bergognone, che raffigurano l’Incoronazione di Maria con Francesco Sforza e Ludovico il Moro, sono situati nella conca dell’abside del transetto sinistro. Davanti all’altare si trovano due pregevoli candelabri in bronzo di Annibale Fontana del 1580. Nel mezzo del transetto sinistro si possono ammirare le statue tombali di Beatrice d’Este e Ludovico il Moro di Cristoforo Solari (1497). In fondo al transetto sinistro si accede alla sacrestia Vecchia attraverso un portale con medaglioni dei Duchi di Milano, opera dell’Amadeo. Di alto livello artistico il prezioso polittico in avorio qui conservato riporta storie della Bibbia ed è lavoro della bottega degli Embriachi (1400). Nel presbiterio si trovano affreschi di Daniele Crespi del 1630, un prezioso coro ligneo con stalli intarsiati del 1498 e un ricchissimo altare maggiore del XVI-XVII secolo. A destra del presbiterio si apre la Sala del Lavabo, dove i monaci si recavano per le abluzioni prima delle cerimonie. Il portale d’accesso riporta medaglioni delle Duchesse di Milano, all’interno affresco raffigurante una Madonna con Bambino del Luini e un lavabo del Maffioli del 1489. Nel transetto di destra si trova il sepolcro di Gian Galeazzo Visconti, opera di Gian Cristoforo Romano del 1497, la Statua della Madonna di Benedetto Briosco e quelle della Fama e della Vittoria di Bernardino da Novate. Nell’abside spicca un affresco del Bergognone raffigurante Gian Galeazzo che presenta alla Madonna il modello della Certosa. Sull’altare Madonna e Santi di G.B. Crespi. Dal transetto destro si passa al chiostro piccolo, dal quale si può ammirare la maestosità del complesso architettonico. Si accede poi al chiostro grande nel quale sono visitabili alcune delle 24 celle monacali. Si ritorna poi, attraverso il chiostro piccolo, al refettorio.

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