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Via Speronari, 3. Tel. 02 866883. Orario di visita: da lunedì a venerdì 7.30-11.30 e 15.30-18.30; sabato e festivi 9.00-12.00 e 15.30-19.00. Sorge un po’ arretrata rispetto a via Torino, in una posizione che la rende poco visibile dalla strada. E’ una delle più famose chiese rinascimentali di Milano ed è legata al nome di Donato Bramante, tuttavia, nei secoli ha subito diversi restauri e rimaneggiamenti.
Un primo corpo della chiesa è presente già nell’879. Si tratta dell’attuale cappella di Ansperto o della Pietà posta all’estremità del braccio sinistro del transetto. In passato, sulle mura esterne si trovava un affresco raffigurante la Madonna col Bambino, ora visibile all’altare maggiore. Secondo una leggenda, nel 1242 un certo Massazio da Vigolzone, accanito giocatore, passava davanti alla chiesa ritornando da un vicina bisca in cui aveva perso molto denaro. Avvilito e furibondo, quando vide la Madonna estrasse il suo coltello e lo conficcò con violenza nella gola del Gesù bambino dell’effigie. Miracolosamente dall’affresco sgorgò sangue vivo e da quel giorno Massazio cambiò vita. Quello narrato fu soltanto il primo di una serie di miracoli che portarono alla chiesa migliaia di pellegrini per pregare davanti all’immagine miracolosa. Bona di Savoia con suo figlio Gian Galeazzo Sforza decise di far erigere su questo sito un nuovo tempio. La costruzione della chiesa attuale cominciò tra il 1476 e il 1477, ma la partecipazione di Bramante è documentata con certezza soltanto dall’anno 1482. La facciata del primo progetto non venne completata a causa dei contrasti sorti tra l’esecutore Giovanni Antonio Amadeo e Bramante stesso; quella attuale fu realizzata da Giuseppe Vandoni soltanto nel 1871, dopo aver smontato le formelle dell’Amadeo. Sempre nell’Ottocento si intrapresero criticati lavori di restauro: all’esterno si demolirono le abitazioni addossate alle navatelle, non riuscendo comunque a dare spazio all’edificio, e si aprirono cinque oculi nelle testate del transetto; all’interno, rinforzati i piloni alla base della cupola e rialzato il pavimento, si procedette alla revisione delle decorazioni pittoriche con candelabre (o candeliera, composizioni ornamentali in bassorilievo o pittura usate nell’arte classica e rinascimentale per decorare elementi architettonici) a chiaroscuro sulle lesene, fregi dorati e fondo azzurro sulle cornici e sugli architravi ad opera di Santo Varzi e Carlo Giuseppe Fontana; nel battistero, Paolo Gazzoli (1895) realizzò nuovi stucchi.
La chiesa di S. Maria presso S. Satiro è costituita da tre navate, di cui quella centrale, coperta da una volta a botte, è larga circa il triplo rispetto a quelle laterali; nel transetto, invece, il numero delle navate si riduce a due. La peculiarità di questo edificio religioso, ciò che lo rende celebre e unico, è l’affresco sulla parete di fondo, opera del Bramante: è stato dipinto in modo da creare una prospettiva illusoria, uno spazio virtuale che si prolunga oltre le dimensioni effettive dell’edificio con un finto presbiterio a tre campate. All’altare maggiore è collocato l’affresco votivo (Madonna col Bambino) del XIII secolo, precedentemente posto all’esterno della cappella di Ansperto, protagonista del miracolo già narrato che vede come protagonista Massazio da Vigolzone. In alto, nella lunetta verso cui converge la falsa prospettiva, si trova un dipinto di Agostino Comerio del 1817 che ricorda il suddetto evento miracoloso. Ai lati si aprono due nicchie la cui parte superiore è decorata con un motivo di conchiglie dorate, simbolo della verginità e della fecondità attribuita alla Madonna, e la cui parte inferiore era stata dipinta nel XVI secolo con figure di santi da Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone. Queste ultime opere sono attualmente esposte alla Pinacoteca di Brera. Il braccio di sinistra del transetto, si conclude con la cappella di Ansperto o cappella della Pietà che rappresenta il corpo originario della chiesa, già presente nel 879 d. C. Con pianta a croce greca, deve il suo nome al gruppo scultoreo di 14 figure in terracotta policroma di Agostino De Fondutis poste sopra l’altare (1482-83). E’ coperta da una cupola sorretta da quattro colonne con capitelli di varie epoche (paleocristiani, romanici dei secoli IX e XI e trecenteschi). Le nicchie del perimetro presentano tracce di affreschi bizantineggianti (Santi e Madonna col Bambino). All’altare del braccio di destra del transetto si trova un gruppo marmoreo scolpito nel 1891 da Antonio Carminati con S. Luigi Gonzaga che soccorre un appestato. Lungo la navata di destra, inoltre, si apre il battistero o sacrestia, progettato da Bramante. A pianta ottagonale, con due ordini di lesene e cupola, è decorato da una trabeazione con un fregio con putti e busti virili in terracotta colorata, eseguiti da Agostino De Fondutis nel 1483 su modelli di Bramante. Su di esso si aprono nicchie alternativamente semicircolari e rettangolari. In alto una loggia con due finestre sostiene la volta. Tutto l’edificio è stato largamente modificato nell’Ottocento. La cupola emisferica, del 1843, è dipinta con cassettoni a rosoni. Da una porta a sinistra dell’altare maggiore è possibile uscire su via Falcone ed ammirare il prospetto posteriore della chiesa con lesene binate in pietra, capitelli e un timpano corrispondente al finto presbiterio. I due portali dorici, sormontati anch’essi da un timpano, furono aggiunti da Giovanni Antonio da Oggiono nel 1514. All’angolo con via Speronari, la parte esterna della cappella di Ansperto si presenta come un corpo circolare con tiburio rinascimentale. Accanto ad essa sorge il campanile, costruito alla fine del X secolo, diviso in tre ordini di fasce di archetti pensili e munito di cella campanaria con bifore. È considerato il prototipo dei campanili romanici lombardi.

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