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Corso Magenta, 15. Orario di apertura: 9.00-12.00 e 14.00-17.30; chiuso il lunedì. La facciata della chiesa eretta tra il 1574 e il 1581 con l’assistenza di Francesco Pirovano, ingegnere della città, fu completata nel 1896 dall’Ufficio Regionale per la Tutela dei Monumenti. E’ a tre piani, spartiti da lesene, e presenta tre finestre arcuate al secondo piano e un oculo circolare al terzo.
Come la maggior parte delle chiese conventuali, S. Maurizio è all’interno suddivisa in due aule: quella anteriore, più piccola, destinata ai fedeli; quella posteriore, più grande, inclusa nello spazio di clausura delle monache che non potevano oltrepassare la parete divisoria (solo nel 1794 l’Arcivescovo concesse loro di entrare nella zona pubblica per ammirare l’altare). Sotto la chiesa si apriva una cripta, ora inglobata nel percorso di visita al Civico Museo Archeologico, collocato in una porzione dell’antico monastero.
L’edificio, a pianta rettangolare e a navata unica, è suddiviso in dieci campate su cui si aprono cappelle. Quattro campate sono occupate dalla "chiesa pubblica", le restanti sei sono nella "chiesa delle monache". La struttura è chiusa da una volta a botte, attraversata da finte crociere, che poggia su lunette all’interno delle quali si aprono rosoni che illuminano la sala. L’altra fonte di luce proviene dal loggiato che corre lungo i due lati dell’aula, sia nella parte delle monache che in quella dei fedeli.
Le cappelle laterali sono delimitate da contrafforti e sono coperte, come tutta la superficie della chiesa, da affreschi cinquecenteschi di Bernardino Luini e dei suoi figli Aurelio e Giovan Pietro, di Paolo Lomazzo, di Calisto Piazza e di Vincenzo Foppa. Le decorazioni delle volte del matroneo e della navata sono state eseguite nell’Ottocento. Sulla facciata interna, a destra e a sinistra della porta, si trovano dipinti di Simone Peterzano: Ritorno del figliol prodigo e Cristo che caccia i mercanti dal tempio.
Sulla destra, la prima cappella o cappella di S. Paolo presenta decorazioni a stucco di G.B. Ferrari e Giuseppe Prevosti (1573); sull’altare della seconda cappella, chiamata Simonetta, si trova un affresco (Deposizione dalla Croce) di Callisto Piazza (1556 circa); la terza cappella, la cappella di S. Caterina d’Alessandria o cappella Besozzi, è un capolavoro di Bernardino Luini. Secondo la tradizione, l’artista per dipingere la scena della decapitazione della santa si sarebbe ispirato al supplizio di Bianca Maria, contessa di Challant, (i cui lineamenti sono stati immortalati nell’affresco) uccisa per decollazione nel 1526 nel rivellino del Castello Sforzesco. La quarta cappella o cappella dell’Ecce Homo è stata affrescata da Aurelio e Giovan Pietro Luini.
La parete di fondo che divide l’aula pubblica da quella delle monache è rivestita da affreschi di Bernardino Luini, eseguiti su commissione del senatore Alessandro Bentivoglio tra il 1522 e il 1524. Nei riquadri dell’ordine inferiore, sono dipinte figure di santi; nella lunetta di destra, Ippolita Sforza Bentivoglio fra le Ss. Agnese, Scolastica e Caterina d’Alessandria, in quella di sinistra, Alessandro Bentivoglio tra i Ss. Placido, Benedetto e Battista. Nei tre riquadri dell’ordine superiore, da sinistra: Martirio di S. Maurizio, Assunzione di Maria, S. Sigismondo offre a S. Maurizio il modello della chiesa. All’altare maggiore si trova un’Adorazione dei Magi del cremonese Antonio Campi (1578 circa).
Sulla sinistra, gli affreschi che ornano le cappelle appartengono ai figli, ai seguaci del Luini e ad altri pittori del Cinquecento; la prima è chiamata cappella della Resurrezione, la seconda di S. Stefano, la terza di S. Giovanni Battista. Dalla quarta, detta della Deposizione dalla Croce o cappella Bentivoglio, è possibile passare all’aula delle monache, occupata al centro da un coro ligneo dell’inizio del Cinquecento, attribuito a Gian Giacomo Dolcebuono.
Alla parete del tramezzo si appoggia, dividendola a metà, una profonda tribuna. La parte inferiore è affrescata da Bernardino Luini. Sopra uno zoccolo con tondi (busti di sante; Erodiade con la testa del Battista) e figure di angeli a monocromato, sono disposte, come nell’altra fronte del tramezzo, figure di sante e santi. Nei restanti riquadri e nelle lunette in alto si vedono storie della Passione di Aurelio e Giovani Pietro Luini; da notare l’Andata al Calvario e, sopra la porticina d’ingresso, la Deposizione in cui, fra gli astanti, è ritratta Ippolita Sforza Bentivoglio nei panni di S. Chiara. Nell’intradosso della volta superiore si trovano le figure dell’Eterno Padre, Angeli e Evangelisti, ridipinte, attribuite a Vincenzo Foppa. Sopra la balconata il muro è suddiviso in tre riquadri e in fasce decorate da angioletti: a sinistra, Adorazione dei Magi di Aurelio Luini; al centro, Nozze di Cana di Callisto Piazza; a destra, Battesimo di Cristo di Giovan Pietro Luini.
Nelle tre cappelle centrali, a sinistra e a destra del coro, si vedono affreschi di paesaggi opera di ignoti. Nelle lunette sovrastanti si trovano affreschi di santi, opera di Giovan Antonio Boltraffio in collaborazione con Bernardino Zenale e, forse, con Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone. L’ultima cappella di sinistra, detta cappella dell’Arca di Noè, è decorata con uno stupendo affresco di Aurelio Luini che raffigura l’entrata degli animali nella celeberrima imbarcazione; quella di destra, invece, presenta l’immagine di Adamo ed Eva che ricevono il frutto del peccato dal serpente.

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