Viale Sarca, 202. Non visitabile perché area industriale della Pirelli (www.pirelli.it/it/company/index.htm). Tuttavia, in occasione delle iniziative del FAI (www.fondo-ambiente.it/fai.htm), quando vengono aperte al pubblico le dimore storiche milanesi, è possibile visitare anche la Bicocca e il parco che la circonda. L’archivio storico della Pirelli, che è possibile consultare previo appuntamento, conserva i documenti relativi ai restauri effettuati alla Bicocca. L’origine della Bicocca è simile a quella di altre "ville di delizia", come venivano chiamate un tempo le dimore fatte costruire dai nobili signori per sottrarsi agli impegni e agli obblighi che la vita di città imponeva loro. Niccolò Arcimboldi era uno di questi; discendente da una famiglia di giuristi, diplomatici ed ecclesiastici di origine parmense, era divenuto procuratore del duca Francesco Sforza. Non si conosce esattamente l’anno in cui Niccolò decise di erigere questa costruzione nella tenuta che possedeva alla periferia occidentale della città, ma lo si può collocare nella seconda metà del XV secolo. All’inizio, probabilmente, si trattò di un classico padiglione di caccia di forma quadrata, ma i figli del fondatore, Giovanni e Guido Antonio, che divennero l’uno dopo l’altro arcivescovo, fecero ampliare la costruzione fino a coprire un’area rettangolare di 41 metri per 13, le dimensioni attuali della Bicocca. Nei secoli successivi la Bicocca divenne un fortilizio, con tanto di catapulte, cannoni e fossato per la difesa, e fu proprio nelle sue immediate vicinanze che ebbe luogo la battaglia che viene ricordata con il suo nome. Le complesse vicende politiche del primo Cinquecento avevano visto Francesco I, re di Francia, impadronirsi del Ducato di Milano nel 1515. Tuttavia il Ducato era sempre stato anche nelle mire imperiali e pochi anni dopo fu oggetto di contesa tra Francesco I e l’imperatore Carlo V. Il 27 aprile 1522 i soldati imperiali di Carlo V, con i loro alleati, pontifici, spagnoli e tedeschi, agli ordini di Francesco Colonna, si erano accampati nei pressi della Bicocca. I soldati francesi invece provenivano da Monza: in testa all’esercito il maresciallo di Francia Lautrec; insieme ad essi c’erano soldati veneziani e mercenari svizzeri. Saranno proprio questi ultimi, disobbedendo agli ordini del maresciallo, a lanciarsi sull’accampamento imperiale prima che il resto della compagnia fosse pronto a completare l’accerchiamento che era nei piani di Lautrec. Fu una carneficina: quasi la metà dei soldati svizzeri fu massacrata, gli altri fuggirono, l’esercito francese non riuscì a sopraffare gli imperiali e perse il Ducato che pochi anni dopo passerà definitivamente alla Spagna. Proprietaria della tenuta fu prima la famiglia Arconati, poi i Busca e, sul finire dell’Ottocento, i Sormani con i quali la villa andò quasi completamente in rovina. Nel 1918, intervenne Giovanni Battista Pirelli, fondatore di uno stabilimento di tubi, tessuti gommati, cavi elettrici e pneumatici, destinato a diventare una importante realtà industriale. Insieme alla villa fu acquistata anche la campagna circostante che divenne sede di nuovi impianti. I successori di Giovanni Battista Pirelli, nel 1922, stabilirono al primo piano della villa un Museo dell’industria della gomma. Negli anni Quaranta del secolo scorso la Bicocca divenne sede di rappresentanza dell’industria Pirelli e oggi è utilizzata dall’azienda per convegni, incontri e riunioni.
L’edificio della Bicocca degli Arcimboldi sorge nell’area industriale che fu di proprietà della Pirelli e che oggi costituisce il nuovo polo tecnologico della città, sede tra l’altro dell’Università degli Studi Milano-Bicocca. La villa è uno dei rari esempi, nel milanese, di dimora signorile del tempo degli Sforza ad avere conservato in buone condizioni il suo aspetto originale. La costruzione è composta di due piani coronati da un’altana (terrazza coperta). Il tetto che la ricopre è sorretto da pilastri alternati a colonnine ed è formato da travature in legno che conservano ancora oggi tracce degli affreschi originali della seconda metà del Quattrocento, epoca in cui la villa fu costruita. Sia al pianterreno sia al primo piano, su ogni lato della villa, si aprono finestre incorniciate da decorazioni in cotto, tipiche dell’arte lombarda della seconda metà del Quattrocento; alcune finestre presentano archi a sesto acuto, altre archi a tutto sesto. Nel 1959 l’interno è stato risistemato dall’architetto Piero Portaluppi ed è stato fatto oggetto di un restauro ancora più completo, diretto dall’architetto Piero Castellini e voluto dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Milano, negli anni fra il 1994 e il 1996. Il punto di maggiore interesse artistico sta senz’altro nei numerosi affreschi che decorano le pareti. Particolarmente belli e in discreto stato di conservazione quelli dello scalone, che raffigurano due suonatori di zampogna e una dama sotto un albero, e quelli della sala detta delle dame. Sulle pareti di questa stanza, graziose dame e gentiluomini sono intenti a giocare a scacchi, a suonare liuto ed arpa o a danzare; ciascun gruppo è raccolto sotto un morbido panneggio. Fino al 1994 erano solamente questi gli affreschi che si potevano ammirare, ma con il nuovo restauro furono portati alla luce le decorazioni di tutti gli ambienti della villa, fra cui i motti "Sempre il dovere" e "Sempre in Dio", incorniciati da elementi arborei, che campeggiano sulle pareti di una sala al piano terra.