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Il palazzo dell’Ambrosiana, il cui nome ricorda il santo protettore di Milano, ospita le omonime Pinacoteca e Biblioteca, tra le massime istituzioni cittadine, entrambe volute e promosse dal cardinale Federico Borromeo. La costruzione, iniziata nel XVII secolo su un lato di Piazza S. Sepolcro, crebbe di pari passo con il valore delle raccolte conservate arrivando ad occupare l’intero isolato compreso tra la suddetta piazza, la via Cardinal Federico, la via Ambrosiana e la piazza Pio XI, da cui è possibile accedere all’edificio. Cugino e successore di S. Carlo Borromeo, a ventitre anni Federico viene chiamato da papa Sisto V al collegio cardinalizio di Roma, città ricca di fermenti culturali. Qui segue l’insegnamento di S. Filippo Neri, divenendo nel 1593 il primo cardinale protettore dell’Accademia di S. Luca, fondata dal pittore Federico Zuccari. Queste esperienze influenzeranno la sua successiva opera a Milano, di cui fu arcivescovo dal 1595 alla morte avvenuta nel 1631. Federico visse in un periodo e in un ambiente in cui si intendeva difendere la Chiesa Romana contro l’eresia protestante, non solo attraverso la riforma della liturgia e della dottrina (il concilio di Trento si era svolto tra il 1547 e il 1563), ma anche attraverso lo studio delle sue origini e tradizioni. Il nuovo arcivescovo si rendeva conto dell’importanza della parola e dell’immagine per riportare istituzioni e fedeli sulla retta via del catechismo tridentino, fu probabilmente questa la ragione per cui si impegnò nella costituzione di una biblioteca, di una pinacoteca e di una Accademia delle Belle Arti. La prima fase di costruzione dell’edificio iniziò nel 1603 sotto la direzione di Lelio Buzzi e con la collaborazione di Francesco Maria Ricchino, e portò alla realizzazione della grande sala federiciana dove furono raccolti i primi 30.000 libri a stampa e circa 15.000 manoscritti. Nella sala di lettura aperta il 7 dicembre 1609, giorno di S. Ambrogio, i volumi erano posti in scaffali allineati lungo le pareti e messi a disposizione degli studiosi. Veniva così modificata l’usanza quattrocentesca di legare i libri con catene ai banchi di lettura. Alla Biblioteca erano annesse una stamperia e una scuola per lo studio delle lingue classiche e orientali. Il suo continuo incremento rese ben presto necessario un ampliamento, nel quale Federico Borromeo volle comprendere anche la costruzione di un’Accademia delle Belle Arti e di una Pinacoteca. I lavori, iniziati nel 1611, probabilmente sotto la direzione di Fabio Mangone, portarono all’annessione dell'area delle scuole Taverna. Nel 1618 l’arcivescovo formalizzò la donazione all’Ambrosiana dei suoi dipinti e disegni, che costituirono il nucleo originario della quadreria. Si tratta di opere di grande pregio che comprendono il cartone preparatorio della Scuola d’Atene che Raffaello Sanzio affrescò a Roma nelle Stanze Vaticane, acquistato nel 1626, la Canestra di frutta di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (primo esempio di natura morta nella storia dell’arte italiana), dipinti di pittori leonardeschi come Bernardino Luini e fiamminghi come Jan Bruegel. Nel 1625 aprì ufficialmente la prima Accademia di Milano, in cui insegnarono lo scultore Gian Andrea Biffi, il pittore Giovanni Battista Crespi, detto il Cerano e gli architetti Fabio Mangone e Carlo Buzzi. Numerosi furono gli allevi che lasciarono un traccia nella storia dell’arte, da Ercole Procaccini a Carlo Biffi, da Daniele Crespi a Francesco Nuvolone. Dopo la morte di Federico Borromeo, avvenuta nel 1631, continuarono le acquisizioni e le donazioni. Nel corso del Seicento il marchese Galeazzo Arconati donò dodici manoscritti di Leonardo, tra i quali il celebre Codice Atlantico; Sebastiano Resta, un album di disegni di Rubens (eseguiti dal pittore durante il suo soggiorno romano 1605-1608) e il cosiddetto Codice Resta, composto da 248 disegni di vari maestri. Nel 1752 entrarono a far parte delle raccolte le famose collezioni del Museo Settala, una specie di museo di storia delle scienze con varie curiosità di ogni tempo, e nel 1791 la raccolta numismatica dei fratelli Castiglioni. Nel 1776, dopo alterne vicende, l’Accademia fu chiusa dal governo austriaco che nel frattempo aveva fondato quella di Brera. Le requisizioni dei Francesi durante le spedizioni napoleoniche privarono anche la Pinacoteca Ambrosiana di numerose opere, poi solo in parte recuperate; tra queste il Codice Atlantico, ma non gli altri manoscritti leonardeschi, e soltanto due dei quattro dipinti della serie degli Elementi di Jan Bruegel. Nel corso dell’Ottocento l’edificio fu ulteriormente ampliato e fu aperto un nuovo ingresso, quello attuale su Piazza Pio XI. Inoltre si costituì un’imponente raccolta di disegni provenienti da donazioni diverse: le più imponenti furono quelle di Federico Fagnani (1840), Pietro Custodi (1843), Anselmo Ronchetti (1856), Gustavo Frizzoni. I bombardamenti del 1943 colpirono duramente anche l’Ambrosiana: oltre ai danni alle strutture (in particolare alla sala Borromeo, alla sala Luini e alla sala Federiciana), molto gravi furono le perdite tra le opere che non si erano potute mettere al sicuro, come una parte del museo Settala, l’armeria Bazzero, la raccolta giapponese donata da Carlo Giussani e la raccolta di libretti d’opera della Scala. Nel 1997, dopo sei anni di restauro, fu inaugurato il nuovo allestimento che occupa ventiquattro sale, compresa l’aula Galbiati chiusa dal 1966, e presenta le opere secondo un ordine cronologico che distingue il nucleo originario della donazione Borromeo dalle acquisizioni successive.

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